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QUESTIONE DI EDUCAZIONE. CEDERE IL POSTO, IL PASSO. RISPETTARE LA FILA
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C’è da chiedersi, quando viaggiamo sui mezzi pubblici, di una città come Milano, se l’educazione civile sia mai stata insegnata anche agli altri. Si potrebbe chiudere un occhio sul fatto che ormai uomini e donne siano messi sullo stesso piano, quindi con rammarico, a volte, mi mordo la lingua e osservo uomini seduti a gambe divaricate, allungate, con gli occhi puntati al giornale, strategia efficace per estraniarsi da qualsiasi preghiera altrui.
Resto comunque stupita quando questo avviene in presenza di persone anziane, donne in attesa o genitori con almeno un paio di bambini addosso. Non dubito di essere caduta, spesso in tentazione, magari aver evitato sguardi, ma questo non è un “mea culpa”, è un chiedersi perché il diciassettenne, che pratica sport, misura la sua forza e la sua resistenza in classe, e spesso alza gli occhi al cielo quando sulla sua strada è rallentato da faticose deambulazioni, debba poi viaggiare seduto mentre una persona, di certo più vecchia di lui, si ritrova appesa al tubo e sollecitata da frenate e scossoni. Mi chiedo perché i genitori di questi ragazzi non riescano a far capire loro che un giorno si troveranno sicuramente in quella stessa situazione e si pentiranno di non aver dato il buon esempio.
Di esempio ne ho avuto uno, qualche giorno fa. Viaggiavo in metropolitana, in piedi, appoggiata alla porta, giocavo con il telefonino e ascoltavo l’Ipod, vedo una signora, seduta con la figlia vicino, alzarsi e avvicinarsi alle gambe di un ragazzo di fronte a lei, piegarsi e raccogliere qualcosa da terra, mi sono posta domande, poi con la stessa naturalezza con la quale ha fatto quel gesto, quella stessa cosa raccolta da terra la porge a me. Era un bottone che mi era caduto dalla tasca, l’ho ringraziata, la mia voce ha superato i decibel consentiti in metropolitana. Questo mi ha lasciato un buon sapore tutto il giorno, mi ha fatto pensare che si, quella bambina un giorno avrebbe saputo come comportasi. Quella signora era straniera.
Oggi, una situazione analoga, un ragazzo straniero ha ceduto il posto ad una signora di circa sessant’anni. I restanti tre, italiani, giovani, non se ne sono nemmeno accorti.
Sarebbe da capire, se proprio noi possiamo definirci, ora, “paese civile”.
Barbara Zordan
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12 febbraio 2010
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